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Test della personalità: scegli un’immagine e scopri i tratti nascosti del tuo carattere

Ti capita mai di fare un test di personalità online “per divertimento” e poi pensare: “Questo mi descrive perfettamente”? La scelta di un’immagine astratta può sembrare insignificante, ma la descrizione può colpire nel segno. Di seguito troverai proprio un test di questo tipo, ma con una piccola variante: oltre all’interpretazione, vedrai anche perché queste descrizioni sembrano così accurate e cosa puoi realmente ricavare da queste informazioni.

Come utilizzare questo test con immagini astratte

Guarda con la tua immaginazione le quattro immagini astratte. Non analizzare quale “dovresti” scegliere. Fidati della tua prima impressione e annota quale ti attrae di più: il primo, il secondo, il terzo o il quarto. Poi leggi la sua descrizione.

Ricorda: non si tratta di una diagnosi o di un giudizio, ma solo di uno specchio che può riflettere qualcosa che già possiedi, anche se nella vita di tutti i giorni lo nascondi abilmente, anche a te stesso.

Perché queste descrizioni sembrano “troppo simili a me”?

La maggior parte di questi test utilizza, consapevolmente o meno, l’effetto Barnum/Forer. Si tratta della nostra tendenza a considerare caratteristiche molto generiche come “incredibilmente accurate”. Nel classico esperimento di Bertram Forer, agli studenti è stata data una descrizione identica della loro presunta personalità. La valutazione media dell’accuratezza è stata di 4,26 su una scala da 0 a 5.

In altre parole: più la descrizione è generica, più persone hanno l’impressione che sia stata scritta proprio per loro.

Cosa possono fare questi test, e cosa non possono fare

A cosa servono

  • A fermarsi e riflettere sulle proprie reazioni

  • A notare dei modelli: come reagisco alle critiche, ai cambiamenti, alla vicinanza

A cosa non servono

  • A formulare diagnosi o sostituire l’aiuto di uno specialista

  • A prevedere il futuro o “leggere nell’anima” con assoluta certezza

Più la descrizione sembra universale (“a volte sei timido, a volte sei intraprendente”), più è facile considerarla molto personale. Si tratta del classico effetto Barnum, descritto anche nelle enciclopedie di psicologia.

Interpretazioni: quale immagine hai scelto?

Prima immagine: la sensibilità che fingi di avere sotto controllo

Se hai scelto subito la prima immagine, probabilmente ti piace ripetere che “non ti preoccupi delle chiacchiere”. In pratica, le osservazioni taglienti ti feriscono come vetri. Gli studi sulla sensibilità al rifiuto dimostrano che reagire in modo forte alle critiche è associato a livelli più elevati di tristezza, ansia e solitudine (in una meta-analisi di 75 studi, le correlazioni sono comprese tra 0,33 e 0,41).

Non è un difetto caratteriale, ma un’informazione: i tuoi limiti sono più importanti di quanto tu stesso ammetti. Nota con chi hai più paura delle critiche. Esercitati a dire “no” in piccole situazioni, ad esempio quando non hai la forza di aiutare. Dal punto di vista della ricerca, gli allenamenti di assertività cambiano davvero qualcosa: in uno di essi, dopo 8 sessioni di 90 minuti, i partecipanti avevano livelli di stress significativamente più bassi (effetto di circa 0,52) e una maggiore consapevolezza dei propri limiti. Sembra tecnico, ma nella vita quotidiana spesso fa la differenza tra “sto soffocando” e “so prendermi cura di me stesso”.

Immagine numero due: scegli ciò che ti fa male

La seconda immagine attira spesso persone che tornano continuamente a relazioni e situazioni che non le aiutano affatto. Amici critici, un lavoro che odiate, ma nel quale rimanete comunque. Reagite alle critiche in modo molto emotivo, spesso più forte di quanto la situazione oggettivamente “meriti”.

Una meta-analisi di 52 studi (oltre 66.000 persone) ha dimostrato che un’elevata sensibilità al rifiuto è associata sia all’aggressività che all’essere vittima di attacchi.

Ciò significa che è facile rimanere intrappolati in uno scenario del tipo: “o attacco o mi ritiro e subisco di nuovo il contraccolpo”. Interrompere questo schema spesso inizia con una domanda apparentemente semplice: sono stato io a scegliere questo ambiente o mi sono semplicemente lasciato coinvolgere per abitudine?

Terza immagine: parli molto, ascolti poco

La terza immagine viene solitamente scelta da persone che hanno bisogno di condividere intensamente le proprie storie. Le tue esperienze sono le più importanti per te, è naturale, ma a volte lo sono così tanto che le storie degli altri semplicemente scompaiono. Con il tempo, i tuoi cari potrebbero smettere di confidarsi con te, perché la conversazione tornerà comunque a ciò che sta succedendo nella tua vita.

Prendi un impegno con te stesso: in ogni conversazione farai almeno tre domande aperte. Ascolta per alcuni minuti senza interrompere e senza dare consigli, solo facendo domande. Questo piccolo esercizio può cambiare la dinamica delle relazioni più rapidamente di quanto sembri. E improvvisamente scoprirai che le persone intorno a te sono molto più interessanti di quanto pensassi, solo che prima non riuscivano a farsi strada attraverso la tua storia.

Immagine quattro: la zona di comfort come una coperta sicura ma stretta

La quarta immagine è spesso scelta da persone che apprezzano molto la stabilità. I cambiamenti sono faticosi e i buoni consigli degli amici sembrano una pressione. Quando qualcuno propone soluzioni concrete, invece di gratitudine, subentra l’irritazione. Scrivi la ricetta di un esperto incoraggiarti a fare qualcosa, non perché sono stanchi di te, ma solo per evitare conflitti e vederti un po’ più tranquillo.

E sarò sincero: mi è capitato più di una volta di rendermi conto che un test di personalità descrive il mio attaccamento alla zona di comfort meglio di quanto vorrei – sul serio, una volta mi ha persino sorpreso. Ma proprio quella leggera fitta nella descrizione è spesso il segnale migliore che indica dove vale la pena fare delicatamente un passo avanti.

Cosa rimane dopo il test: alcune riflessioni per il futuro

Guardando queste quattro descrizioni, è facile notare che ognuna di esse tocca qualcosa di molto umano: la paura del giudizio, il bisogno di essere ascoltati, l’evitare i cambiamenti. Le ricerche dimostrano che imparare l’assertività (anche sotto forma di semplici training o corsi online) può aumentare l’“assertività adattiva” con grande efficacia e ridurre i sintomi dell’ansia sociale.

Ma la cosa più importante è un’altra: la disponibilità a chiamare con onestà ciò che accade dentro di noi. Indipendentemente dall’immagine che hai scelto, considera la descrizione come l’inizio di una conversazione con te stesso, non come un’etichetta.

Il test della personalità può essere un gioco interessante, ma il vero lavoro lo fanno le piccole decisioni quotidiane: se ascolto gli altri fino alla fine, se pongo dei limiti personali, se ho il coraggio di uscire anche solo di un passo dalla mia zona di comfort. E tu come la vedi? Quale parte ti ha colpito di più?

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